Il primo Falerno del Massico vinificato in anfora dall’azienda Villa Matilde di Cellole è stato presentato ad inizio anno alla stampa internazionale, nell’ambito della rassegna Campania Stories; con l’apertura del primo Pithos e l’assaggio del nettare frutto della vendemmia 2014. Un progetto, nell’anno delle celebrazioni del Cinquantenario dell’azienda, fondata nel 1965, che riallaccia i fili con la memoria e la storia del vino degli antichi Romani.

Nella cantina dell’azienda di Cellole, una serie di Pithoi e Dolia grandi giare in terracotta realizzate proprio per il progetto e in esclusiva per Villa Matilde, accolgono il primo esperimento di Falerno fermentato e affinato in anfora per 12 mesi. “Abbiamo iniziato a lavorare con le uve rosse e contiamo di aprire il primo pithos di vino sperimentale a marzo di quest’anno; ma il Falerno in anfora che sarà imbottigliato, arriverà sul mercato nel 2016” spiega Salvatore Avallone che con la sorella Maria Ida è alla guida dell’azienda familiare fondata dal padre, l’Avvocato Francesco Paolo Avallone, cui si deve la riscoperta del Falerno in tempi moderni. La storia dell’azienda Villa Matilde nasce proprio con la sfida di Avallone di riportare in vita il vino raccontato da Plinio e Marziale, ritenuto ardens e fortis, scelto dagli Imperatori romani e andato via via dimenticato nel corso dei secoli, quasi del tutto scomparso nell’Ottocento in seguito alla diffusione della fillossera.

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Il Falerno di Villa Matilde, storia di un amore familiare, di studi classici e di grandi otri di terracotta. (Gambero Rosso, 28/11/2015)

Francesco Paolo Avallone

La passione per il Falerno risale a nostro padre, Francesco Paolo. Avvocato, ma soprattutto umanista, che preferiva Virgilio, Orazio e Catullo, a codici e pandette” dice Maria Ida “Così non tollerava che il più celebrato vino alla corte di Augusto fosse scaduto a una bevanda da osteria, venduta sfusa per poche lire”. Per l’avvocato Avallone, il Falerno era quello che costava assai più del Cecubo, del Gaurano e del Caleno: un’anfora veniva scambiata con un giovane schiavo dalla forte dentatura. “Ma era la poesia latina ad affascinarlo. Mi citava Marziale, che voleva baciare le labbra della sua donna bagnate da Falerno; e Orazio che si rammaricava di offrire all’amico Mecenate solo del Caleno, anziché del vecchio Falerno. Ricordo ancora quando ci sembrò una bufala il racconto di Petronio, che nel Satyricon parla di un Falerno di cento anni, servito al banchetto di Trimalcione…”.

Il territorio e i vitigni

Gli Avallone vivono in quel territorio che era appunto l’Ager Falernus, compreso fra Mondragone e Formia, alle falde del Monte Massico lungo l’Appia. E Villa Matilde è diventata il regno del celebre vino. Che non è facile da gestire, anche perché la Doc consente l’utilizzo di due vitigni tutt’altro che vicini: Aglianico e Primitivo. “Abbiamo affidato all’estro di Riccardo Cotarella la mission di fare un Falerno che non tradisca la sua storia. Anche lui ha voluto il ritorno ai pithoi: un progetto che ha richiesto non poco impegno, a cominciare dal reperimento degli otri”. E alla fine il duo Avallone-Cotarella è risultato un’accoppiata vincente.

Villa Matilde • S.S. Domitiana, 18 – 81030 Cellole (CE)
tel. +39 0823.932088 

http://www.villamatilde.it/

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