Riceviamo e pubblichiamo la sempre qualificata nota dell’amico Ing. Arturo Matano, in vista dell’imminente pubblicazione dell’elenco dei siti potenzialmente idonei ad ospitare il deposito nazionale:

Probabilmente entro il 15 o al massimo il 18 Giugno prossimo sarà resa pubblica la CNAPI, cioè la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee. Si tratta, come già detto in un’altra occasione, della mappa delle aree idonee tra cui, successivamente mediante un lungo e complesso percorso, si individuerà il luogo e quindi il comune (o i comuni limitrofi) che alla fine dovrà ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi con annesso il Parco Tecnologico. In verità il documento recando la mappa in questione preparato dalla Sogin ed ora all’attenzione dei ministeri competenti dell’Ambiente e di quello dello Sviluppo Economico, per il nulla osta alla sua pubblicazione, doveva essere reso pubblico già verso la metà del mese di Aprile scorso. Ma, invece, vi è stato un ritardo di 2 mesi, che i suddetti ministeri hanno motivato fornendo una richiesta di ulteriori chiarimenti ed approfondimenti sull’argomento a SOGIN e ad ISPRA. D’altronde non è difficile intuire come il vero motivo di questo ritardo, visto le elezioni amministrative in arrivo del 31 Maggio scorso, sia da collegare solo ad una mera opportunità politica. In quanto è chiaro che così si evita che la probabile battaglia, che si sarebbe avuta dei territori inseriti nella mappa contro il Deposito delle scorie nucleari, infuocasse la campagna elettorale e recasse alla fine danno alla compagine governativa. Purtroppo questo ennesimo intoppo dimostra ancora una volta, se ce ne fosse ancora bisogno, come il problema della gestione dei rifiuti radioattivi in Italia sia legata fortemente alle convenienze e agli umori di chi ci governa. E questo avviene a qualsiasi livello si consideri: partendo da quello locale per finire a quello nazionale. Mentre, invece, passa sempre più in sordina oppure in secondo piano il fatto che questi rifiuti radioattivi si trovino dispersi un pò in tutta l’Italia, allocati in ben 24 depositi diversi. Talvolta anche in condizioni molto precarie, come dimostrano i depositi di CANRC, che si trova nell’Appennino molisano e quello di CEMERAD nel comune di Statte, nelle vicinanze di Taranto, dove i migliaia di fusti, riempiti di materiale radioattivo proveniente dal settore medico-ospedaliero, sono in un cattivo stato di conservazione ed anche mal custoditi. Attualmente, in Italia, si può dire che la maggior parte dei rifiuti radioattivi è di origine strettamente nucleare, cioè legati in passato alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare e questi si trovano stoccati ancora nelle rispettive ex centrali nucleari. Ora se si aggiungono anche quelli derivanti dallo smantellamento delle centrali stesse si arriva alla fine a circa 75 mila m3 . La maggior parte di essi sono rifiuti di bassa e media attività. Si deve tener presente che a questi ultimi entro il 2025 si aggiungeranno anche ulteriori 15 mila m 3 di rifiuti radioattivi, questa volta ad alta ed altissima radioattività provenienti dagli impianti di riprocessamento dalla Francia e dall’Inghilterra, dove sono stati riprocessati gli elementi di combustibile irraggiati mandati dalle 4 centrali nucleari italiane. Quindi, in conclusione, si ha che la quantità totale dei rifiuti radioattivi italiani, da gestire in sicurezza e possibilmente in un luogo idoneo, sicuro e condiviso dalle popolazioni locale ammonterà alla fine a circa 90 mila m 3 . E’ da tener presente ancora che solo il 60% di questi ultimi 90 mila m 3 sono rifiuti di origine nucleare, il restante 40%, come accennato in altre occasioni, provengono invece da altre fonti, come quella industriale, dalla ricerca scientifica e dal settore della medicina nucleare unita a quello ospedaliero. In particolare stiamo parlando di radioisotopi, radiografie industriali, rilevatori e mille altri oggetti contenenti radioattività. Ed è chiaro che anche questi, così come avviene per quelli di origine strettamente nucleare, vanno gestiti allo stesso modo sia in termini di isolamento che di sicurezza. C’è da osservare che in Italia la produzione dei rifiuti radioattivi di fonte non nucleare avviene continuamente, giorno dopo giorno, ad un tasso di circa 500 m3 all’anno. Si stima che entro poche decine d’anni essi diventeranno la parte di maggior peso nel campo della gestione dei rifiuti radioattivi italiani. Ora il buon senso consiglierebbe di gestire tutti questi rifiuti radioattivi allo stesso modo e nel modo più sicuro e coerente, indipendentemente dalla fonte di provenienza, possibilmente in un unico sito o deposito, capace di contenerli tutti in massima sicurezza. D’altronde avviene così in qualsiasi altro Paese industrializzato del mondo, che deve gestire i suoi rifiuti radioattivi. E’ da tener presente che la necessità di dotarsi di un Deposito c’è lo chiede anche l’Unione europea che tramite una Direttiva recepita in extremis a fine 2014, sollecita l’Italia a dotarsi di un programma nazionale di Gestione dei suoi rifiuti radioattivi. E siccome anche in questo campo si stanno accumulando ritardi su ritardi, è molto probabile cha pure in questo settore l’Italia andrà incontro a multe e/o sanzioni che come al solito alla fine saranno pagate dai soliti cittadini. Purtroppo anche quest’ultimo ritardo della pubblicazione della mappa riguardo i siti idonei ad ospitare il Deposito Nazionale non lascia ben sperare in futuro. Nel frattempo la Sogin sta attuando il suo programma di consultazione e divulgazione pubblica, ed ha organizzato l’Open-Gate delle sue centrali nucleari. Infatti, il 16 e 17 Maggio, per chi si è prenotato on-line sul suo sito, Sogin ha aperto al pubblico i cancelli delle 4 centrali ed ha permesso di visitare i relativi impianti nucleari. La manifestazione ha avuto un ottimo successo perché in un solo giorno sono stati esauriti subito i 3000 posti messi a disposizioni in forma gratuita per i visitatori.

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