Si è tenuta giovedì 14 gennaio, una nuova udienza, la numero 103, del Processo a Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione camorristica per presunti rapporti con il clan dei casalesi, attualmente detenuto presso il carcere di Terni, tradotto presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, per l’esame da parte del Pubblico Ministero, Alessandro Milita. Davanti al Presidente della I sezione penale, collegio C, Giampaolo Guglielmo, del Tribunale di S. Maria Capua Vetere, si è parlato per oltre mezz’ora, anche del progetto del Termovalorizzatore da ubicare nel comune di Cellole, durante le 4 ore della sesta udienza in cui è continuato l’esame da parte del P.M., dell’imputato Nicola Cosentino, ex Parlamentare della Repubblica, difeso in Aula dall’avvocato Erika Cantiello, per delega orale dell’avv. Agostino De Caro, che con Stefano Montone compone il collegio difensivo. Le prossime udienze sono state fissate per il 25 gennaio 2016 alle ore 12:30 (inizio del controesame dell’imputato) e 28 gennaio alle 9:30, per un processo destinato a prolungarsi ancora altri mesi.

“Altra conversazione diffusa in aula ha riguardato sempre una telefonata tra Valente e l’imputato. Il mondragonese, in quella circostanza, insieme a Gianni Beatrice, medico ed ex consigliere comunale dell’amministrazione Conte, aveva chiesto all’ex coordinatore regionale Pdl un incontro presso la sua abitazione con Castaldo, sindaco di Giugliano, e Aldo Izzo.

Milita ha condotto, successivamente, l’imputato sul progetto riguardante la costruzione del termovalorizzatore a Cellole. “Si voleva delocalizzare il termovalorizzatore da Santa Maria La Fossa. Ma fu un discorso politico, virtuale. Mai pensato, – ha affermato l’ex sottosegretario, – di fare il termovalorizzatore a Cellole:  servivano 300, 400 milioni. Occorreva l’autorizzazione del ministro Matteoli, del Commissariato di Governo. (…) Su Mondragone c’era un’ipotesi, l’ho letto. Landolfi ogni tanto diceva: me lo voglio portare a Mondragone. Matteoli, però, era contrario. (…)Lo seppi da Coronella e Landolfi. (…) Molti paesi si candidarono ad ospitare il termovalorizzatore. Si trattava però di delocalizzazione, e avrebbe dovuta realizzarla Fibe”  (http://www.tribuna24.it/giudiziaria_page/334/)

 

“I sindaci, – ha dichiarato l’imputato, – si erano mostrati disponibili a delocalizzare il termovalorizzatore. (…) Fibe voleva prender tempo e completare quello di Acerra. Se non riuscivano a realizzarlo, il vero corebusiness andava perso. (…) Personalmente non ho mai avuto contatti con Fibe. (…) C’era un contrasto su S.Maria La Fossa e quindi ammesso che avevano soldi da buttare era meglio scegliere un luogo dove non ci fossero contrasti politici e sociali. A Cellole non c’erano contrasti. (…) Politicamente, iniziare i lavori a Santa Maria La Fossa, era una scelta scellerata, perché per la stessa dinamica (i contrasti sociali ndr) era stato fermato il progetto di Battipaglia”. (http://www.tribuna24.it/giudiziaria_page/334/)

Ascolta alcuni spezzoni dell’udienza, con riferimenti al territorio Aurunco