Prendendo alla lettera il programma per l’ubicazione del deposito delle scorie nucleari si potrebbe constatare che la Carta dei siti possibili doveva essere pubblicata al più tardi ieri. Ovvero 30 giorni dopo la consegna ai ministeri dello Sviluppo e dell’Ambiente da parte dell’Ispra, che a sua volta l’aveva ricevuta il 3 gennaio dalla Sogin, la società che si occupa dello smantellamento delle centrali della stagione nucleare chiusa con il referendum del 1987.

Non è accaduto: i ministeri avrebbero richiesto ulteriori precisazioni. Curioso, visto che l’Ispra aveva già esaminato la Cnapi («Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee») senza trovare nulla da eccepire.

Il motivo vero è una sorta di segreto di Pulcinella: le elezioni del prossimo 31 maggio in sette Regioni (Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia) e in più di mille Comuni. Decisione saggia quella di andare oltre l’«election day», sostiene qualcuno, perché così si sottrarrebbe al clima della campagna elettorale un tema che andrebbe esaminato a mente fredda. Certo, la questione è delicata e difficilmente un candidato con serie chance di governare metterà a rischio la sua elezione dichiarandosi a favore della costruzione del deposito e del parco tecnologico nel proprio territorio. Ma poi, una volta passate le elezioni, ci saranno 1,6 miliardi di euro di investimenti che faranno gola. E comunque il deposito andrà obbligatoriamente realizzato, perché le scorie ora all’estero devono tornare in Italia.

 Insomma, visto che le aree idonee sarebbero una novantina, dislocate in una dozzina di Regioni, siamo sicuri che il diritto dei cittadini a conoscere il pensiero dei candidati che dovranno votare meriti di essere eluso con un diplomatico rinvio?

(Ps: ritardo che comunque sarebbe pagato con moneta sonante degli elettori stessi, perché Francia e Regno Unito non custodiscono gratis le scorie italiane).

“Articolo pubblicato da Stefano Agnoli per il Corriere della sera