Le parole della dottoressa Lina Baldascino sono sicuramente un monito ed una speranza per tutti noi.
Il Medico di Sessa Aurunca è stato contagiato dal COVID19 durante la sua attività professionale di Anestesista, come migliaia di sanitari in queste settimane. Le ferite di una guerra combattuta al fronte,  tra reparti, respiratori e terapie intensive, che spesso ha segnato lutti anche nel comparto sanitario. Per fortuna Lina Baldascino è guarita. Il secondo tampone è la conferma che, finalmente, si è usciti da un tunnel inquietante e doloroso.
Nelle scorse settimane, il Sindaco di Sessa Aurunca aveva annunciato un nuovo contagio di una residente di Sessa Aurunca, cittadina che, però, lavorava fuori sede. Il riferimento era alla dottoressa Lina Baldascino, giovane e valida Anestesista del Policlinico Federico II di Napoli, che ha saputo gestire con competenza anche la fase infettiva, percependo immediatamente che qualcosa non andava ed autoisolandosi sin da subito. Abbiamo raccolto la sua esperienza che vi riportiamo nella seguente intervista.

Dottoressa Baldascino, innanzitutto, lieti della sua totale guarigione, come sta vivendo questa sua convalescenza?

“In quarantena decadono abitudini consolidate e spesso si è separati dagli affetti, quindi i due aspetti cruciali sono il senso di noia e la solitudine. Cerco di rendere meno “isolata” la mia convalescenza e di accorciare le distanze, usando i mezzi di comunicazione a nostra disposizione, dalle videochiamate alle telefonate più frequenti. Continuo a studiare e ad informarmi attraverso articoli e riviste scientifiche, in modo da sentirmi pronta ad affrontare le situazioni che mi si prospetteranno al mio rientro a lavoro. Essere ben informati é rassicurante per se stessi e per gli altri.”

Come è avvenuto il contagio e i primi sintomi?

“É difficile poter risalire all’artefice del contagio, soprattutto per chi, come me, fa di professione l’anestesista-rianimatore i rischi di poter incontrare il nemico invisibile sono molto alti!! Le operazioni di intubazione sono quelle in cui sei maggiormente esposto all’aerosol del paziente. Siamo abituati ad essere sotto pressione, ma non lo siamo mai stati così come ora. E anche se con i dispositivi di protezione, ogni impercettibile sbaglio durante la fase di vestizione e svestizione potrebbe essere fatale.
I primi sintomi risalgono al 21 marzo, allo smonto dall’ultima notte di guardia al Policlinico Federico II. Avevo dolori generalizzati e nel pomeriggio percepii una strana sensazione di calore che mi portó a misurare per la prima volta la temperatura corporea. Poteva essere una banale influenza, invece si trattava del Covid19. Da medico intuisci subito che c’è qualcosa di strano e di sconosciuto che giorno dopo giorno si impadronisce del tuo corpo. All’improvviso scopri di essere fragile e ti ritrovi dall’altra parte, il nemico invisibile ha colpito anche te e capisci di essere solo e debole. Inizialmente mi sono curata a casa con la terapia domiciliare, come le linee guida suggeriscono, ma quando la sintomatologia dolorosa si è estesa a tutta la gabbia toracica ho capito che era il momento di ricoverarmi per poter effettuare una TC e vedere se il virus si stava impossessando anche dei miei polmoni. Per fortuna ciò non è accaduto e dopo qualche giorno di ricovero al Cotugno, sono stata dimessa alla negatività del secondo tampone.”

Sappiamo che lei si era isolata da tutti dapprima del contagio, cosa può suggerire ai cittadini del Territorio Aurunco per tutelarsi dal virus?

“Mi sono isolata in via preventiva dalla mia famiglia e dal resto delle persone fin dai primi giorni di Marzo. Sapevo di essere in pericolo, perché lui non risparmia nessuno, soprattutto chi come noi, operatori sanitari, lotta in prima linea tra mille difficoltà, spesso senza le necessarie procedure e i dovuti dispositivi di sicurezza. Ma è il nostro mestiere, la nostra passione. Una missione sociale che solo in questo tragico momento ci viene riconosciuta.
Ai miei concittadini, come al resto dei cittadini del mondo, mi sento di dire di pazientare ancora. Bisogna stare a casa, almeno fino all’estate. Solo in questo modo il virus potrà essere arginato! Non fatevi paralizzare dalla paura. Bisogna restare tranquilli, affidarsi ai medici ed iniziare tempestivamente la terapia domiciliare per evitare una progressione della patologia.”


Lei, per tutti noi, rappresenta un esempio di coraggio e di impegno professionale, ora che è negativa quando prevede di tornare al lavoro?


“Per ora sono a casa, in convalescenza, mi porto dietro ancora qualche strascico ma conto di tornare quanto prima sul campo, spinta ancora dalla voglia di aiutare, salvare vite e di andare avanti insieme a tanti colleghi in una difficile battaglia che si può vincere solo se fatta tutti assieme!!

Ringrazio la mia famiglia, gli amici, i colleghi e le istituzioni che mi hanno sostenuto, mostrando costantemente vicinanza ed affetto in momento delicato della mia vita in particolare e della vita di tutta la nostra comunità.”

Alla Dottoressa Lina Baldascino va la stima di un intero Territorio, consapevole che il suo sacrificio di queste settimane, è un gesto di generosità e di professionalità che merita tutta la nostra gratitudine.

 

A cura di Generazione Aurunca