Nel giardino segreto della memoria, vi sono giorni che non si dimenticano mai: 9 maggio 1978.

Mia madre, con tono perentorio, chiamò tutti noi figli a raccolta, “pure e creature!”, nella nostra casa di via Paolini. Mio padre, si era sentito male dopo aver saputo il “ritrovamento” di Aldo Moro, in via Gaetani. Era seduto nello studio col volto rigato dal pianto. Aveva detto di voler vedere solo i nipoti invece entrammo tutti. I nipoti gli si strinsero intorno ad abbracciarlo e più piccoli meravigliati nel vederlo piangere.

Squillò il telefono era Consuelo, l’amata figlia di mio fratello Pasquale, che con la sua voce bambina cercò di consolarlo e lui che si divertita sempre a stuzzicare il suo accento  veneto scoppiò a piangere ancora piu’ forte. Sembrava invecchiato improvvisamente, era come se avesse perso un familiare. Incrociò lo sguardo mio e di Lucia e disse:  “ho sperato fin all’ ultimo che lo liberassero… invece l’hanno ucciso e lasciato senza rispetto nel bagagliaio di una macchina”! Scosso dai singhiozzi diceva: “come un cucciolo di cane…  senza rispetto.” Mio padre non si dava pace, si erano incontrati l’ultima volta in una chiesa di Roma, dove si recavano entrambi per ascoltare la messa, due  giorni prima del sequestro.

Papà  allora essendo Vicepresidente Nazionale delle Confcooperative si recava frequentemente nella capitale. “Hanno ucciso il migliore politico del sud , voi non ne vedrete altri grandi come lui. Da domani l’Italia non sarà piu’ la stessa”  diceva a noi intorno a lui e soprattutto a se stesso, con grande dolore.

Mio padre infatti considerava Moro, dopo Alcide De Gasperi il piu’ grande leader della Democrazia Cristiana. Anche se lo riteneva ermetico, perché da vero democristiano mancava di comunicazione con il popolo. Anche se non condivideva i suoi cedimenti a sinistra, ritornando una volta da un convegno raccontò che anche il Cardinale Siri non accettava le scelte cattocomonisite di Moro, ma aggiunse che erano obbligatorie per quei tempi.

Un’altra critica mio padre la faceva alla sua politica estera troppo filo Titiana. Ma ammirava l’amico ventennale per la sua dirittura morale, per il suo credo religioso è per la grande cultura giuridica. Lo riteneva un’anima inquieta, ma coerente con i propri principi etici incapace di fare coscientemente del male a qualcuno. Una volta, mentre parlava di Moro, papà ci disse “non l’ho mai visto ridere apertamente, solo sorridere mentre i suoi occhi già passavano ad altro”. Mio padre non mise mai nel dimenticatoio Moro, spesso col tempo fece molte ipotesi sul suo sequestro e sulla sua morte, concludeva.”

Eh si, per questo l’hanno ucciso”. Oggi da vecchia e ignorante signora non voglio fare dietrologie né azzardare ipotesi fantapolitiche .Sarà il tempo a scoprire sepolcri imbiancati.

Il 9 Maggio 1978 fu, ed è una data storica.

a cura di Tittina Lillo Di Stasio