Si avvicinano le Feste Patronali con loro le eterne emozioni ed i sapori antichi che si ripropongono annualmente.
Non abbiamo la possibilità di ricordare le feste patronali degli anni cinquanta, sessanta o settanta, dove ci si racconta dei riti ripetuti con devozione come la “pitturazione” delle case, l’acquisto di vestiti nuovi ed eleganti e di luculliane preparazione di cibi e dolci. I nostri avi raccontano anche dell’importanza di quei momenti di festa per la conoscenza e la formazione di nuove coppie. Una occasione imperdibile per ammirare fanciulle o ragazzi di altre località. Quanti matrimoni sono nati durante quegli “Strusci”!! Le feste patronali ebbero in quei tempi un ruolo fondamentale di socializzazione e di apertura delle piccole comunità aurunche.
In tanti rimembrano anche le emozioni precedenti l’inizio della festa, racchiusi in alcuni simboli come l’istallazione dei pali delle luminarie o della tristezza della conclusione del momento festivo concentrato, soprattutto, nell’esplosione dei fuochi di artificio.
Un periodo estremamente significativo per le Feste Patronali furono gli anni ottanta. Solo chi ha vissuto quei momenti potrà ricordare quel gusto di serenità e gioia che erano alimentati da un benessere diffuso che difficilmente potremo rivivere.
Nel Territorio Aurunco, le Feste di Carano e Lauro erano quelle sicuramente più rilevanti, perché concentravano in quella settimana una affluenza di visitatori superiore alle altre località. Sessa e Cascano avevano una identità festiva diversa, poiché la festa patronale propriamente detta, era offuscata dal momento devozionale della Settimana Santa o di San Giuseppe.
Alcuni hanno definito le Feste Patronali del decennio ottanta fortemente trash, ma si dovrebbe definirle meravigliosamente trash.
Tra le bancarelle dei primi immigrati (soprattutto marocchini) emergevano le musiche più pop del periodo. Nella prima metà degli anni 80, le colonne sonore dei corsi affollati erano quelle dei Modern Talking, di Sandy Marton, degli Europe, di Nino D’Angelo, di Pupo, di Toto Cotugno e di Gianni Togni, intervallati dalle genialate del mitico Gigione. Solo verso la fine del decennio, prepotentemente, si impose la disco music, quella un po’ più trash alla Gigi D’Agostino per intenderci che si mescolava ai primi neomelodici.
Il Tagadà era la giostra per eccellenza di quel periodo, il famoso ”un altro giro, una altra corsa”, con i gettoni di gomma rigida. La Casa dei Fantasmi con le macchinine che transitavano in tunnel bui squarciati da bagliori di luce che illuminavano le facce di mostri e vampiri. Per non parlare del Pungiball, il tira pugni, affollato di giovanotti in canottiera dal fisico palestrato, che cercavano di raggiungere il massimo punteggio. Grande successo ebbero anche la corsa dei cavalli o macchine collegati a flipper, così come l’abbattimento dei birilli con pistole che sparavano palline di ferro, ognuna contrassegnata dal nome di una squadra di calcio.
Negli anni ottanta, tra le bancarelle spuntavano i giocattoli di serie B che imitavano i grandi successi della Mattel. finti Big Jim e simil Barbie, kit di pentole, buste piene di soldatini o di animali dello zoo.
Il look improbabile degli strusci era una altra peculiarità di quegli anni. Capelli corti davanti e lunghi dietro, vestiti con pantaloni alla zuava che terminavano alla caviglia dove emergevano calzini bianchi e scarpini.
Camice in stile hawaiano apertissime dove emergevano pelurie e collane vistose, così come occhiali da sole anche di notte, chiaramente acquistati nelle bancarelle. Borchie, bracciali evidenti ed altri simboli di quel periodo eccessivo dal punto di vista estetico avevano via libera durante i giorni delle feste patronali. Tutti potevano osare in quegli anni dal punto di vista estetico tra colori sgargianti e monili che ora sarebbero bannati da ogni moda. Gli anni ottanta erano belli così, eccessivi e colorati e ben si esprimevano durante le Feste Patronali.
Che bei momenti! E che concertini indimenticabili dove gli artisti sanremesi erano i più desiderati: Fiordaliso, Oxa, Rettore, Drupi, Leali, Collage, New Trolls e tanti altri. La serata finale dedicata al cantante seguiva i tanti concertini di musica lirica o classica che si svolgevano durante la settimana seguite da tante persone della terza età che raggiungevano la piazza muniti di sedia.
L’odore di noccioline (nocelle), di “musso di puorco”, di zucchero filato e di salsicce arrostite erano i profumi divini di quei momenti, consumate tra i lunghi banconi di legno e panche che intervallavano i corsi cittadini.
I ricordi delle feste patronali degli anni ottanta sono ancora vividi ed intensi. Il Comune di Sessa Aurunca era al tempo ricco e dinamico, nulla a che vedere con la triste decadenza di questi anni e quei momenti festivi ne erano l’anima più popolare e folk, stupendamente autentica.
Riviviamoli, anche solo con il ricordo.