Si dice che “l’Epifania tutte le feste porta via”, ma questo noto detto non vale per la comunità di Lauro dove l’8 gennaio incomincia il solenne novenario in preparazione alla festa liturgica di Sant’Antonio Abate, che ricorre ‪il 17 gennaio‬.

Sant’Antonio Abate è uno dei santi più celebrati dalla Chiesa Cattolica. Ma, nonostante sia così famoso in Italia e in Europa, le sue origini sono invece altrove. Egli nasce infatti in Egitto, vicino alle sponde del Nilo, nel 251 circa, e viene denominato il “Grande”. È stato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati ed ha vissuto seguendo un unico modello nella sua vita: Gesù Cristo. Ispirandosi alle parole del vangelo “vendete tutto ciò che avete, date il ricavato ai poveri, e ne otterrete un tesoro nei cieli”, Antonio, rimasto orfano, vende tutto e dona l’intero ricavato ai poveri e una parte a sua sorella. Si rifugia in preghiera nel deserto per molti anni, dove è più volte tentato dal demonio, riuscendo, tuttavia, sempre a sconfiggerlo con la forza del Vangelo. Ed è proprio nel deserto che muore, molto anziano, nel 356. Oggi è particolarmente invocato come protettore degli animali domestici (come indica anche il porcellino posto vicino alla sua immagine) e contro la malattia del corpo nota come “fuoco di Sant’Antonio”.

Per la comunità di Lauro di Sessa, la figura di Sant’Antonio è molto importante a causa di un miracolo avvenuto per sua intercessione nel lontano 1799, durante la campagna militare di Napoleone nel Regno borbonico. Dalle memorie del Parroco di allora Don Antonio Della Corte leggiamo:

“Correva l’anno del Signore 1799. Li francesi nel tumulto che aveva investito questo Regno, arrivarono a Sessa nel vespro del 2 gennaio- al calar della notte. In tali giorni ci furono molti eccidi per la turbolenza del popolo Sessano e dei Casali contro tale invasione. A Cascano ci furono molti morti e li francesi furono cacciati, ma ritornarono alcuni giorni dopo. ‪La sera del 16 Gennaio‬ di detto anno ci fù una gran cagnara al burrone di sprecamogliera dove vennero occise dalli francesi in malo modo, undici donne de cui alcune di fresco sgravate- accorse con sbranche in difesa dei loro mariti. Li francesi intrapresa la via del paese vennero presso la Chiesa di S. Michele alla Forma seguendo la via di Sessa e ivi trovarono seduto su di un pilone un vecchio maloconciato con la barba bianca e tutto infreddolito denunziò loro: “dove andate non vedete che il nostro Villaggio è distrutto già!- e quanto fumo sale dagli incendi appiccati. Lo squadrone a cavallo ritornò a Sessa e Lauro fù risparmiata per devota intercessione di Sant’Antonio Abate. Quando ritornarono dopo alcuni mesi, il Generale francese, ritrovandosi a passare pel paese con il cavallo, riconoscette- fermandosi davanti la Cappella di S. Antonio la Statua che ivi compare del Santo Monaco e disse: “Questo è il vecchio che ci ha fermato nello gennaio passato!”

Da queste fonti apprendiamo l’importante avvenimento per questa piccola cittadina. Un miracolo che ancora oggi i lauresi chiedono ardentemente, come cantano nell’antica ode dopo il novenario:

“Al vincitor dei demoni a Sant’Antonio Abate, o Lauresi alzate le preci con fervor. O Sant’Antonio ascoltaci e prega per noi Gesù.”

Per festeggiare il santo, i cittadini sono soliti preparare per il 16 sera dei falò per le vie del paese (soprattutto in piazza Astricelli, vicino alla Chiesa dedicata a S. Antonio) proprio in ricordo del miracolo avvenuto per sua intercessione e allietano la serata con dei canti popolari, stando in compagnia spesso anche fino al mattino seguente.
Per quanto concerne il rito religioso, ‪il 17 gennaio‬ viene celebrata la S.Messa ‪alle ore 11.00‬.

A cura di Federica Cestrone.