Pasquale Stanziale ci ha sempre sorpresi per la capacità di lettura e di interpretazione della realtà sociale del proprio tempo con analisi lucide e acute.
Era, dunque, estremamente interessante poter approfondire l’autore aurunco anche in questa sua rifliessione storico, politico e teologica su San Paolo dal punto di vista della filosofia contemporanea.
Nella prima parte del testo vengono presi in considerazione i rapporti tra San Paolo e: Taubes (un rabbino-filosofo anni ‘30), Breton (filosofo francese anni ‘50), Heidegger (il grande filosofo tedesco), Agamben (filosofo italiano contemporaneo che ha scritto un importante testo sulla Lettera ai Romani), Lacan (psicoanalista francese), Źiźek (filosofo contemporaneo, sloveno), altresì nella seconda parte San Paolo viene elaborato come un combattente, inviato (kletos) e si parla della la sua formazione, del suo insegnamento, della sua visita ad Atene e alla disputa sul Dio sconosciuto.
San Paolo secondo il prof Stanziale riesce ad appassionare anche oggi aprendo dibattiti e ragionamenti acuti. In Germania, nel primo quarto del XX secolo, sotto l’influenza di Heidegger in particolare, i testi di San Paolo e San Giovanni furono prontamente commentati. Ma per quanto riguarda la figura precisa di Paolo, viene citato Stanislas Breton che ha sviluppato una lettura filosofica e non teologica di San Paolo da cui procede distinguendo nella figura di questi il greco, l’ebreo e il romano.
Dalle parole dell’autore poi, riusciamo ad intepretare come si è arrivati a questo interesse per San Paolo.
Stanziale ci evidenzia che: “Paolo viene letto nelle sue origini, nelle sue prime azioni, quindi si privilegia questo triangolo di lettura: Paolo l’ebreo, il greco e il romano. Naturalmente tutto converge in San Paolo il cristiano. Con Badiou si può parlare di “strumentalizzazione”. Ciò è sia vero che falso. Vero perché Badiou vede in Paolo prima ed essenzialmente una figura di rivoluzionario, il fondatore dell’universalismo. Falso perché mette il dito sulla vera domanda che Paolo ha colto e che è quella del rapporto tra la singolarità soggettiva e l’universalità del messaggio di cui è portatore. L’interesse di Badiou è recuperare la dimensione politica di Paolo, una dimensione rivoluzionaria ovvero parlare di universalismo in pieno predominio imperiale romano.”
Un altro spunto estremamente interessante nel libro è il modo in cui Giorgio Agamben rilegge San Paolo, cioè il fatto che è in totale contraddizione con l’ermeneutica di Badiou. Per quanto questo voglia estrarre la figura di Paolo dalla sua storica realtà, dal suo radicamento e dalla sua ricezione teologica, Agamben vuole riportare Paolo al suo ebraismo storico. Stanislas Breton colloca poi Paolo al crocevia di tre componenti o influenze: ebraica, greca, cristiana. Il dibattito quindi si è concentra principalmente sulla cultura ebraica o greca di Paolo La comprensione della legge da parte di Paolo fu oggetto di un’accoglienza nella teoria psicoanalitica di Jacques Lacan, in particolare il capitolo 7 dell’Epistola ai Romani. Nella comprensione della legge da parte di Paolo, egli vede una dialettica, centrale nella psicoanalisi, in cui il desiderio è diretto verso ciò che non deve ottenere. Per questo motivo, L’originalità di Paolo è quella di aver indicato che il peccato è paradossalmente scoperto sull’asse di un bene e nel movimento di fedeltà alla legge. Le riflessioni di Žižek, infine, su Paolo e sul “nucleo perverso del cristianesimo” sono essenzialmente una lettura lacaniana del cristianesimo. Badiou e Žižek leggono Paolo ponendo l’accento sulla morte e resurrezione o di Cristo.
Badiou alla fine respinge però la cornice lacaniana optando invece nella visione di un Paolo focalizzato solo sulla resurrezione come evento di verità.
Pertanto, non possiamo che consigliare il testo che si colloca nella collana di produzione del Prof. Stanziale, sicuramente tra i testi più complessi, affascinanti, ma anche tra i più arditi.

GA